Quelli d'La Piola del Forno

La Piola del Forno osteria atipica piemontese dal 1962 a Torino.

L’accoglienza e la ristorazione sono la storia della famiglia Forno, fanno parte del suo DNA.

Inizia nel lontano 1930, sulle verdi colline del Monferrato, dove Margherita, Ghitina per tutti, incomincia a fare la cuoca a chiamata; erano tempi in cui le famiglie contadine nelle ricorrenze importanti – battesimi, matrimoni, comunioni – quando era necessario organizzare un ricevimento, non andavano al ristorante, chiamavano bensì delle brave cuoche, preparavano nell’aia o sotto il porticato e il ricevimento si faceva in casa; la gavetta Ghitina, diventata poi nonna Ghitina, l’ha fatta così: dovendo tirare la sfoglia degli agnolotti e preparare il ragù bianco per condirli con le attrezzature e gli spazi che la famiglia ospitante poteva offrirle.

Pensate alla difficoltà di cucinare per cinquanta o cento persone con l’attrezzatura e gli spazi di una cucina di casa! Ma lei non solo non si è persa d’animo, ma grazie alla grande passione che aveva per la cucina ha studiato le antiche ricette del territorio, cercando di mantenerne il sacrale spirito della tradizione innovando con la fantasia e l’estro della giovinezza.

Nel 1962 il suo figlio maggiore, Franco, sposa Angiolina Maria e con la voglia di crescere come uomo e dare maggior sicurezza alla sua nuova famiglia emigra a Torino e a 29 anni lui e 24 lei rilevano una vecchia “vinicola” nel pieno centro di Torino, in via Priocca (dove tutt’ora c’è il Bar Forno) trasformandola in Piola; Angiolina era di nome me di fatto, e con l’umiltà che hanno le persone intelligenti e che la connotava dalla suocera si fa insegnare le malizie e i segreti della vera cucina piemontese: il rispetto della tradizione, la cura nella scelta delle materie prime, e il sorriso che ha da allora connotato l’accoglienza di casa Forno.

La tradizione di famiglia che quest’anno compie mezzo secolo, viene portata avanti oggi da Roberto, che dopo alcune esperienze in altri settori e in altre cucine, oggi ripropone in una versione moderna – atipica – quella che è la cucina piemontese: una cucina che affonda le radici in secoli di tradizione ma che ha sempre lo stesso fil rouge che seguiva nonna Ghitina, l’eccellenza delle materie prime a chilometri zero, la fedeltà alle ricette e… il sorriso.